Come leggere una EPD: guida pratica all’interpretazione delle Dichiarazioni ambientali di prodotto
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- Doubravka Šimáňová
Le Dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD - Environmental Product Declarations) sono progettate per supportare un processo decisionale trasparente basato su dati oggettivi; tuttavia, il loro valore dipende dalla capacità di comprendere e applicare correttamente le informazioni contenute al loro interno. Questa guida pratica spiega come leggere una EPD, illustrando i moduli del ciclo di vita, i principali indicatori ambientali e gli errori più comuni da evitare, affinché progettisti, tecnici e professionisti della sostenibilità possano interpretare i dati EPD con sicurezza, chiarezza e consapevolezza.

Trasformare i dati del ciclo di vita in informazioni utili per le decisioni
La lettura di una EPD inizia dalla comprensione della sua struttura e del suo campo di applicazione. Sebbene le EPD seguano formati standardizzati, l’interpretazione dei dati richiede comunque un contesto di riferimento: dalle unità dichiarate e dai confini del sistema alle fasi del ciclo di vita e alla vita utile di riferimento.
Senza queste basi, i risultati possono essere fraintesi o applicati in modo errato, in particolare quando si confrontano prodotti o si valuta la prestazione ambientale nel tempo.
Punti chiave in sintesi
Le Dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) forniscono dati standardizzati e affidabili per valutare l’impatto ambientale di un prodotto, ma il loro valore dipende da una corretta interpretazione. Comprendere le diverse fasi del ciclo di vita, il contesto di applicazione e le ipotesi alla base dei dati è fondamentale per prendere decisioni informate, consapevoli e realmente efficaci in materia di sostenibilità.
- Le EPD richiedono un contesto per essere interpretate correttamente, inclusi l’unità dichiarata, i confini del sistema e la vita utile di riferimento del prodotto
- I moduli del ciclo di vita mostrano dove si verificano gli impatti ambientali, dall’estrazione delle materie prime (fasi A1–A3) all’utilizzo (B) e alla fase di fine vita (C)
- Il consumo di energia durante la fase operativa rappresenta spesso l’impatto maggiore, soprattutto per i sistemi HVAC, rendendo l’efficienza energetica un fattore cruciale nel lungo periodo
- Confrontare le EPD non è sempre un’operazione semplice, a causa delle differenze nelle ipotesi, negli standard e nelle unità di riferimento utilizzate dai vari produttori
- Gli indicatori ambientali vanno oltre le emissioni di carbonio, includendo parametri come il consumo di acqua, l’utilizzo delle risorse e il Potenziale di riscaldamento globale (GWP – Global Warming Potential)
Come leggere una EPD
Per leggere un EPD occorre innanzitutto comprenderne l’ambito di applicazione. Le sezioni principali da esaminare includono l’unità dichiarata o unità funzionale, i confini del sistema (moduli A, B, C e D, con i relativi sottomoduli A1–A5, B1–B7 e C1–C4) e la vita utile di riferimento del prodotto.
Gli indicatori ambientali, come il potenziale di riscaldamento globale (GWP), sono in genere presentati per ogni fase del ciclo di vita, con particolare attenzione spesso rivolta al GWP (da combustibili fossili e totale).
Comprendere i moduli del ciclo di vita
È altrettanto importante esaminare le ipotesi, le fonti dei dati e i limiti descritti nel documento, poiché i produttori possono affrontarli in modo diverso a seconda delle caratteristiche del prodotto, dei metodi di produzione e dell’uso previsto. Queste informazioni non sono utili solo per interpretare correttamente i risultati dell'LCA (Life Cycle Assessment), ma anche per garantire la conformità agli standard interni di rendicontazione della sostenibilità. Concentrandosi sulle fasi rilevanti del ciclo di vita e su unità di riferimento coerenti, i lettori possono ricavare rapidamente informazioni utili per prendere decisioni informate in materia di progettazione e acquisti.
Vediamo quindi più da vicino il ciclo di vita di un prodotto, suddiviso nei suoi diversi moduli per rappresentarne in modo chiaro l’intero percorso. Vediamo ora più da vicino il percorso di vita di un prodotto, suddiviso nei diversi moduli che ne rappresentano le varie fasi e consentono di comprenderne meglio l’intero ciclo di esistenza. È il vero e proprio “ciclo di vita” del prodotto, che ha inizio da:
Fase relativa al prodotto e al processo di costruzione (A1-A5)
A1–A3: L’impatto ambientale della produzione
- A1 – Approvvigionamento delle materie prime: estrazione e lavorazione dei materiali.
- A2 – Trasporto: consegna delle materie prime al sito produttivo.
- A3 – Produzione: consumo energetico, consumo idrico e processi produttivi.
Queste fasi sono fondamentali per comprendere le scelte relative ai materiali e l’efficienza dei processi produttivi. Generalmente si basano su dati primari forniti dai fornitori e dagli stabilimenti di produzione, mentre le fasi successive sono spesso modellate utilizzando scenari riconosciuti di valutazione del ciclo di vita (LCA – Life Cycle Assessment).
A4–A5: Trasporto e installazione
- A4 – Trasporto al cantiere
- A5 – Installazione (compresi i materiali ausiliari e il consumo energetico, ove pertinente)
Queste fasi rendono conto degli impatti associati alla consegna del prodotto al cantiere e alla sua installazione.
Quando il prodotto entra in funzione (B1-B7)
B1–B5: Uso, manutenzione, riparazione e sostituzione
Questi sottomoduli includono gli impatti derivanti dall’uso normale, dalla manutenzione ordinaria, dalle riparazioni, dalla sostituzione di componenti che non durano per l’intera vita utile di riferimento e, ove applicabile, dal ricondizionamento. Essi illustrano come la durata del prodotto, i requisiti di manutenzione e la durata dei componenti influenzino le prestazioni ambientali nel tempo.
B6: Consumo energetico in esercizio
Il modulo B6 riguarda il consumo energetico durante la vita operativa del prodotto. Nel caso dei sistemi HVAC, questa fase rappresenta spesso la quota più significativa degli impatti ambientali complessivi lungo il ciclo di vita. Nell’interpretare i risultati, è essenziale considerare sia la vita utile di riferimento sia l’unità funzionale.
Un rapido esempio: due prodotti con lo stesso consumo energetico giornaliero ma con vite utili diverse mostreranno impatti totali diversi nella categoria B6. Il prodotto con una vita utile più lunga può mostrare un impatto complessivo maggiore; tuttavia, se i risultati vengono ricalcolati su base annuale, spesso risulta essere la scelta più sostenibile, poiché gli impatti associati alla produzione vengono distribuiti su un periodo di utilizzo più esteso.
B7: Consumo idrico durante l’uso
Il modulo B7 include il consumo idrico durante la fase di utilizzo, se rilevante per il prodotto.
Il capitolo finale (C1-C4)
Il modulo C tratta gli impatti ambientali associati alla fase di fine vita, tra cui la demolizione, il trasporto dei materiali di scarto, il trattamento dei rifiuti e lo smaltimento finale (sottomoduli C1–C4).
Gli impatti di questo modulo sono fortemente influenzati dalla scelta dei materiali e dagli scenari di fine vita. I materiali che possono essere riutilizzati o riciclati generalmente contribuiscono a ridurre gli impatti ambientali, mentre lo smaltimento in discarica o l’incenerimento senza recupero energetico aumentano l’impatto complessivo. Per questo motivo, una progettazione orientata ai principi dell’economia circolare e un’attenta selezione dei materiali sono elementi fondamentali per ridurre gli impatti ambientali nella fase di fine vita.
Module D: Benefici e impatti al di fuori dei confini del sistema
Il Modulo D tiene conto dei potenziali benefici o impatti ambientali al di fuori dei confini del sistema, inclusi il riutilizzo, il riciclo e il recupero energetico. I risultati di questo modulo vengono riportati separatamente dai Moduli A–C e mettono in evidenza il valore potenziale dei materiali e delle risorse recuperate nel supportare i principi dell’economia circolare.
Perché confrontare le EPD non è sempre semplice
Sebbene le EPD siano concepite per garantire trasparenza, i confronti diretti tra prodotti di diversi produttori possono rivelarsi complessi. Perché?
- Unità di riferimento differenti (ad esempio, per singolo prodotto oppure in relazione alle prestazioni fornite nel tempo)
- Confini del sistema e scenari d’uso differenti
- Versioni diverse della norma EN 15804 (A1 e la versione aggiornata A2)
Ad esempio, gli impatti ambientali possono essere espressi utilizzando unità di riferimento diverse. Alcune EPD mettono in relazione gli impatti con un livello specifico di prestazione nell’arco di una vita utile definita, mentre altre riportano gli impatti per unità di prodotto. Anche quando i prodotti svolgono una funzione simile, queste differenze possono rendere fuorvianti i confronti diretti, poiché potrebbero non riflettere lo stesso livello di prestazione o di servizio fornito. Inoltre, i produttori possono ipotizzare scenari d’uso diversi o applicare scelte metodologiche diverse per la fase d’uso.
Poiché la standardizzazione delle EPD è ancora in fase di evoluzione, queste incongruenze sono comuni e possono limitare l’affidabilità dei confronti tra diversi produttori. Con il continuo sviluppo del quadro normativo e metodologico delle EPD, ci si aspetta una maggiore coerenza e comparabilità dei dati. Fino ad allora, le EPD dovrebbero essere interpretate con attenzione all’interno del proprio contesto specifico, piuttosto che essere utilizzate come strumenti autonomi di classificazione o per confronti diretti tra prodotti di aziende differenti.
Indicatori chiave di impatto ambientale
Le EPD presentano gli impatti ambientali dei prodotti in una tabella chiara e standardizzata. Per quanto riguarda il cambiamento climatico, l’indicatore principale è il Potenziale di Riscaldamento Globale (GWP - Global Warming Potential), suddiviso in diverse parti:
- GWP fossile – emissioni da fonti fossili
- GWP biogenico – carbonio proveniente da materiali rinnovabili (può essere negativo quando il carbonio viene immagazzinato)
- GWP totale – l’effetto combinato
Nelle EPD sono inoltre riportati indicatori ambientali più ampi, a supporto dell’allineamento con numerosi standard di rendicontazione della sostenibilità aziendale.
Oltre al cambiamento climatico, le tabelle EPD includono anche altri indicatori, come gli impatti su aria e acqua, l’utilizzo di risorse ed energia, il consumo idrico e la produzione di rifiuti. Ciò aiuta i lettori a comprendere l’impronta ambientale di un prodotto al di là del cambiamento climatico. Questi indicatori contribuiscono a illustrare non solo l’impatto climatico, ma l’intera impronta ambientale di un prodotto.
Di seguito è riportato un esempio di tabella relativa al regolatore di portata d’aria VAV di mandata e di estrazione indipendenti dalla pressione per Demand Controlled Ventilation - OPTIVENT® ULTRA - ULSA VAV DAMPER
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Il nostro team è profondamente appassionato di questo tema, quindi continuate a seguirci: nei prossimi mesi pubblicheremo ulteriori articoli dedicati alle EPD e alla sostenibilità.